Riflessione sul Congo

Care sorelle e fratelli

scrivo a voi che vivete l’itineranza evangelica nel mondo e in RdCongo in questo tempo particolarmente difficile. È una riflessione semplice che mi riviene in questi giorni. Il dolore è grande. Non solo insicurezza, fame, sequestri ma violenze vergognose su popolazioni inermi, che sempre più prendono coscienza della propria dignità. Non è facile discernere tutti gli avvenimenti, per questo sono riconoscente verso quanti cercano di documentarsi e di informare. Ho davanti agli occhi vari comunicati. Le prospettive sono varie e non dipendono solo dai paesi vicini, ma molto di più dalle potenze che li sostengono. Mi sembra che il comitato di coordinamento in Congo (CLD) dopo le esperienze vissute, valuterà meglio la propria strategia.

Non sono competente per dare indicazioni politiche, mi sento chiamato a essere discepolo di Gesù (vorrei esserlo). Questo mi orienta a chiedermi: cosa ha fatto Gesù nella situazione politica complessa del suo tempo? Pilato, Erode, Sinedrio, Zeloti, schiavitù… Certo Gesù non è rimasto indifferente.

Egli vede e sente i problemi che lo circondano, con il rifiuto delle “tentazioni” si orienta al messianismo del Servo sofferente: uomo che conosce il dolore e porta la sofferenza per la liberazione (salvezza) di molti. Gesù è l’immagine e la voce del Padre, che dona il suo Spirito. È indubbio che il Crocifisso-Risorto abbia sentito e senta i problemi dell’umanità. Egli è vivo! La storia della Chiesa ha vissuto nel proprio interno e nella società tante contraddizioni, dalle Crociate al movimento di liberazione degli operai e della condizione della donna, per cui Papa Woytjla non ha dubitato a chiedere perdono.

Tanti perché si accavallano anche nel nostro cuore. Capisco che vedo le cose in una precisa dimensione: penso che la preghiera di Gesù al Padre: “Che tutti siano una cosa sola” sia un lancio perché crediamo che Dio ci ama veramente e vede il disegno del Padre, mentre ci apre, oggi, a una globalizzazione dal volto umano. Non è un sogno, anche se tanti lo pensano, la risposta ai veri problemi di oggi non potrà essere che a livello mondiale. L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, a un progetto comune, a vedere il pianeta come nostra patria, l’umanità come nostro popolo. Papa Francesco nella sua lettera “Laudato Sì” guardando con gli occhi di Gesù ci indica la strada.

Come vivere allora il nostro quotidiano da discepoli di Gesù? La sua vita è la nostra vita. Il suo Vangelo è il cammino che ci indica la via. Dalle Beatitudini alla Croce-Risurrezione ci orienta alla pienezza della vita. Stare con lui è stare con il Padre. “Chi vede me -dice- vede il Padre”. Il Vangelo ci indica l’abbandono in Lui; l’amore fino al perdono; il dono di sé fino alla Croce nell’abbassamento totale. La morte di Gesù, vero dramma personale, è la fine della vita “secondo la carne” e l’entrata nella vita dello Spirito. Con la Risurrezione la sua incarnazione giunge a pienezza. Così è e sarà la nostra vita.

Sembrano indicazioni lontane… eppure questo è il cammino della fede, di una fede che sgorga da Dio, fonte della vita presente e futura.

Gesù ama tutti, soprattutto i poveri e i sofferenti, in loro egli opera i “segni” che manifestano la sua messianicità. Si identifica in un certo modo con loro. “Avevo fame, sete ero nudo, forestiero, in carcere… e voi mi avete assistito”. E oggi possiamo allargare il cerchio delle nuove schiavitù: il drogato, i barboni, i profughi, i vecchi abbandonati nei cronicari… Ma soprattutto la simp-patia e l’amore verso i popoli oppressi.

Gesù ci invita a inter-cedere, cioè a camminare insieme, braccia sulle spalle l’uno dell’altro, sapendo che le sue braccia aperte sulla croce sono aperte a tutta l’umanità.

La comunione nella Comunità non è certo un aspetto secondario del suo messaggio; è riflesso della stessa vita trinitaria.

E in Congo come esprimere la comunione con il popolo, la Chiesa e oggi il comitato laici di coordinamento (CLC)? Vedendo Papa Francesco a Bologna (1 Ottobre 2017) gli abbiamo scritto: “le chiediamo di continuare a stare vicino a questo popolo, che Dio ama… per questo ci siamo uniti, questa notte al Congo che piange, lotta e spera”.

L’autonomia nei confronti dell’autorità-idolo è sempre stata un punto chiaro nella comunità, spesso pagato con il martirio. Così la non violenza attiva, vera arma della resistenza, non è lotta contro ma per l’affermazione di valori per il bene comune. È chiaro che solo sul posto si possono cercare proposte valide per il cambiamento. È importante oggi partecipare alla pressione che la realtà ecclesiale e altri cercano di esercitare.

Ricordo la Via Crucis a Goma nel ’92. Con la croce abbiamo camminato, con soste adeguate, davanti al mercato ricordando le difficoltà legate alla svalutazione crescente della moneta, davanti al centro nutrizionale, alla prigione, al centro per handicappati, tornando poi alla cattedrale. Non è che un episodio, ma in quel momento è stato significativo per la città. Anche nel ’93 abbiamo sfilato sulla strada con la scritta “Gettiamo le armi e costruiamo la pace”. La guerra era già iniziata sulle montagne e forze negative avrebbero voluto che cominciasse anche nella città, ma la gente ha preso coraggio e ha cercato piuttosto di fare delegazioni per tentare di costruire la pace anche all’interno.

Ci sembra opportuno rispondere all’appello del Papa che invita a pregare, digiunare o in altri modi per la pace nel mondo e in particolare per RDCongo e Sud Sudan.

 

Un abbraccio da tutti noi della Fraternità Missionaria

Silvio e Edda

 

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